In Sicilia il percorso di rilancio per il settore agrolimenare

Pino Gullo, coordinatore regionale: “Riorganizzare il settore sfruttando fondi europei” Angelo Petruzzella, coordinatore nazionale: “Necessari progetti per esportare prodotti made in Italy
25 gennaio 2016 – Anche a Catania, come già avvenuto a livello nazionale e in molte altre regioni, si e’ costituto il dipartimento Pesca all’interno di Legacoop Agroalimentare Sicilia.
“Il passaggio da Legacoop Pesca Sicilia al nuovo livello organizzativo – ha spiegato Pino Gullo, coordinatore regionale del nuovo dipartimento – e’ in linea con il percorso di unificazione all’interno della centrale unica della Alleanza delle Cooperative Italiane, previsto per il 2017”.
“Una evoluzione strutturale-ha continuato Gullo-che renderà ancora più incisiva l’azione sindacale del comparto già fortemente colpito e attraversato dalla crisi”.
“La decisione congressuale di confluire nell’ACI – ha sottolineato il coordinatore nazionale del dipartimento pesca di Legacoop agroalimentare, Angelo Petruzzella – oltre a puntare a una necessaria e opportuna semplificazione organizzativa, mira a qualificare maggiormente l’azione sindacale, e anche a facilitare, all’indomani di EXPO 2015, l’elaborazione di progetti e strategie che rafforzino la presenza dei prodotti made in Italy sui mercati esteri”.
Nel corso del dibattito, i delegati, in rappresentanza di trentotto cooperative di pescatori siciliani, tre associazioni semplici di pescatori, tre cooperative di trasformazione del pescato, due cooperative di ricerca marina e biologica, un’impresa di acquacoltura e venti armatori singoli (tutti associati all’ex Lega Pesca), hanno sottolineato il fallimento delle politiche fortemente assistenzialistiche della Regione verso il comparto: da qui, in particolare per la piccola pesca, problematiche e difficoltà non superate come l’arretratezza imprenditoriale, la grave crisi e quindi il rischio del tracollo dell’intero settore.
Emersa quindi la volontà di puntare a una riorganizzazione del settore, utilizzando le risorse messe a disposizione dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che consentirebbero non solo di riqualificare le professioni di pesca (valorizzando e attualizzando i saperi intergenerazionali), ma anche rigenerando i modelli imprenditoriali, anche cooperativi.